
Nel 1975 l’economista britannico Charles Goodhart, studiando la politica monetaria del Regno Unito, osservò che qualsiasi regolarità statistica tende a crollare nel momento in cui ci si appoggia su di essa per esercitare un controllo. La versione celebre “quando una misura diventa un obiettivo, cessa di essere una buona misura” arrivò più tardi, dall’antropologa Marilyn Strathern. Goodhart parlava di banche e mercati. Ma chiunque lavori con i KPI in azienda dovrebbe tenerla sulla scrivania.
Il meccanismo è elementare e spietato. Finché un indicatore serve solo a fotografare la realtà, è affidabile. Nel momento in cui diventa l’obiettivo a cui sono legati premi, bonus o reputazione, le persone smettono di lavorare sul fenomeno e iniziano a lavorare sul numero. L’esempio classico è l’effetto cobra: un premio per ogni cobra ucciso fece sì che qualcuno iniziasse ad allevarli. La taglia funzionava benissimo; aveva solo smesso di misurare quello per cui era nata.
In HR la stessa trappola è ovunque. Fissate il time-to-fill come obiettivo e i recruiter chiuderanno le posizioni in fretta — anche con il candidato sbagliato, anche riaprendole tre mesi dopo. Premiate il numero di colloqui e ne faranno tanti, di pessima qualità. Mettete sotto pressione il tasso di assenteismo e otterrete presenteismo: gente alla scrivania ma altrove con la testa. In ogni caso il numero migliora e il problema reale peggiora.
Il punto non è abolire i KPI. È smettere di confondere la misura con il fine. Un indicatore di selezione vale solo finché resta uno strumento di lettura: nel momento in cui diventa il bersaglio unico, comincia a deformare esattamente il comportamento che doveva osservare. Per chi costruisce dashboard ogni giorno, questa è la lezione più scomoda: il rischio non è avere pochi dati, è avere un cruscotto che ci racconta la storia che volevamo sentirci dire, mentre la realtà se ne va da un’altra parte.
La domanda da farsi non è “stiamo raggiungendo il target?”. È “questo target sta ancora misurando qualcosa di vero, o sta solo misurando la nostra bravura a inseguirlo?”.